PELLEGRINAGGI E PROCESSIONI

Il pellegrinaggio è la formula classica della ricerca di Dio e si configura come l’incrocio di due strade: quello dell’uomo e quello di Dio.
La strada dell’uomo è quella che si muove alla ricerca di serenità, sicurezza, pace, speranza che in altre parole si muove verso Dio.
In questo pellegrinaggio troviamo Maria, modello di accoglienza. Ella è la kecharitoméne, colei che è oggetto dell’amore e dell’iniziativa salvifica di Dio.
Anche il popolo trapanese esprime esternamente il senso religioso e la sua devozione alla Madre di Dio per mezzo di pellegrinaggi, che si possono considerare canali entro i quali scorre il tesoro della fede.
Per i Trapanesi fare “u viaggiu a Maronna” sempre è stato una forma consueta della devozione popolare verso la Madre di Dio.
La storia raccoglie nel tempo molte testimonianze di singoli e gruppi provenienti dalla stessa città, dai paesi vicini o da altre città o diocesi, anche durante l’anno, non curandosi affatto delle difficoltà che possono creare la calura estiva o le intemperie invernali, attratti dalla intercessione della Vergine.
Sono pellegrinaggi di supplica e di ringraziamento, documentati dagli ex-voto, e dai doni. I pellegrini (in particolare provenienti da Cinisi e Terrasini) arrivati all’altare della Madonna la salutano così: Vi salutu, o gran Signura, su vinuti i piccatura: e u ricordi chi ni dati u pirdunu di nostri piccati.
Mentre il singolo pellegrino si rivolge alla beata Vergine con queste parole: Vi salutu, o gran Signura, aiu piccatu senza misura; a la fini di la morti mia scrittura nun si ni truvia.
Questi pellegrini “che per devozione vengono a visitare l’immagine gloriosa della Madre di Dio”, venivano accolti dai frati in luoghi ospitali, veniva loro praticata la lavanda dei piedi dai membri della Confraternita del SS. Crocifisso, che “confratelli e consorelle vanno a fare dentro il santuario”, e portando “ai più poveri tra gli arrivati” da mangiare per tre giorni.
Singolare e caratteristico era il pellegrinaggio dei due sabati “di mezza Quaresima” al santuario, organizzato dal clero diocesano, che per due sabati consecutivi si recava in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Trapani. La processione venne introdotta nel 1739, e regolarizzata nel 1760. Essa partiva dalla chiesa Matrice, cantando le litanie in onore della Madonna e si avviava verso il santuario tra canti e inni mariani. Arrivati alla Croce, a 150 passi dal santuario, si incontrava con la comunità dei Carmelitani, che andava loro incontro con il proprio stendardo. Dopo aver intonato l’inno Ave Stella maris e, formando un’unica processione, si recavano, insieme, al santuario, ove, davanti all’immagine della beata Vergine, l’arciprete di san Pietro intonava la Salve Regina e il Sub tuum presidium, concludendo con una preghiera alla Vergine.
Particolare curioso di questo pellegrinaggio: ritornato nella chiesa Matrice da cui era partito, il parroco, con il volto rivolto verso il santuario, genuflette tre volte, cantando l’Ave Stella maris.
Oggi questo pellegrinaggio è stato soppresso. In cambio è sorto spontaneo tra il popolo un’altro pellegrinaggio. A conclusione del mese di maggio, tutte le parrocchie del Vicariato urbano, partendo dalla chiesa Cattedrale, si recano processionalmente al santuario, e lì, ai piedi della Madonna, concludono solennemente il mese di maggio, mese dedicato, dalla tradizione popolare alla Vergine.
Tra i pellegrinaggi è da segnalare il pellegrinaggio giornaliero che viene istituito nel 1617 affinchè “Un gruppo di trentatré persone, andasse ogni giorno, insieme ai tanti pellegrini, a venerare quel celebre simulacro”.
È in questo contesto devozionale che l’Autorità cittadina si pone il problema della sistemazione della strada che porta al santuario. Il percorso è in terra battuta, sollevando nelle giornate di vento un gran polverone; in diversi punti è difficile attraversarla per la presenza di acquitrini. Grazie all’intervento del nobile trapanese Giacomo Ravidà il 17 settembre 1617 che lascia un legato affinché “s’abbia a finire tutta la strada che va da questa Città alla Madonna Santissima, acciochè più comodamente si possa andare a quel Santo Viaggio”, vengono assestate delle basole che salvaguardano dagli acquitrini salmastre. Successivamente il tracciato si consolida e lungo il percorso, come luoghi di sosta e di preghiera vengono realizzate quindici cappellate, nei quali è rappresentato un episodio della vita di Maria.
L’urbanizzazione della seconda metà dell’ottocento ha fatto perdere ogni traccia dell’antica via, anche se molti trapanesi continuano a percorrere ancora a piedi il tratto che separa la loro casa dal santuario, per fede, per tradizione, per voto o per grazia ricevuta.
Diverse e molteplici erano le processioni che si facevano in onore della Madonna di Trapani. La più antica era la processione del Cereo, che esprimeva un atto di omaggio alla Madre di Dio da parte delle maestranze cittadine. Fu istituita da Federico II, re d’Aragona, affinché “tutti i maestri e lavoranti dell’arte si recassero processionalmente al Santuario e l’oblazione vi facessero”.
La processione si svolgeva il lunedì di Pasqua ed aveva per protagonisti i Ceti riconosciuti, i quali portavano in corteo grossi ceri di “cantàri uno e mezzo” (circa settanta chili) per le luminarie di nostra Signora Santa Maria, sui quali erano impresse le insegne delle loro arti. La processione veniva abolita definitivamente nel 1787.
Il 24 marzo, vigilia dell’Annunciazione, una copia d’argento della statua della Madonna di Trapani veniva portata in processione sopra un carro trainato da otto cavalli, su cui prendevano posto i cantori.
Singolare e caratteristica era la processione del 16 agosto per le vie della città con l’immagine, in legno, della Madonna di Trapani e la corale partecipazione dei Trapanesi e di una folla immensa di fedeli che, per devozione, accorrevano da ogni parte dell’isola. La processione si concludeva nella chiesa del Carmine, ove il parroco della chiesa Matrice, dopo aver incensato la venerata immagine intonava la “compieta” (Te Deum e Salve Regina).
Dal 1845 a tutt’oggi essa si conclude nella chiesa Cattedrale da dove ha inizio.
L’icona della beata Vergine, veniva portata in mezzo a due lunghe file di fanali e, per antico e incontrastato privilegio, trainata, a piedi nudi, dai soli marinai, vestiti di bianco, “per le benemerenze della loro arte nei riguardi della sacra immagine e del Santuario”.
Oggi la si porta in processione perché, dove lei passa e si rende presente, Dio allontana ogni castigo. Si porta in processione perché riceva la preghiera e l’omaggio di tutti i suoi figli, rassereni e benedica ogni famiglia.
“I Trapanesi nell’occorrenze più urgenti ò di contagio, ò di penurie, ò di guerre, il primo lor pensiero è stato di condurre dentro le patrie mura l’arca loro”.
La statua marmorea della Madonna venne più volte trasportata dal Santuario dentro le mura della città negli avvenimenti lieti e gioiosi, per ringraziare, ma anche negli avvenimenti tristi, per trarne forza e coraggio nell’affrontare le avversità, o per difenderla dalle incursioni nemiche. L’ultimo trasporto (il 25° in ordine cronologico) avvenne il 31 luglio 1954 in occasione dell’Anno Mariano. Il simulacro dimorò in Cattedrale fino al 17 agosto.