LA QUINDICINA

Cenni Storici

La storia plurisecolare del Santuario “Maria SS. Annunziata”, testimonia la profonda fede e pietà del popolo di Dio in questa Santa Chiesa che è in Trapani.
Tra gli atti di devozione verso la beata Vergine Maria vi è tra il popolo trapanese quello di fare “La Quindicina alla Madonna”. Essa è senza ombra di dubbio quella grande manifestazione religiosa, così radicata tra la nostra gente da abbracciare ogni fascia di età.
Lo storico Serraino scriveva che originariamente la data effettiva della festa culminava il giorno 15, fino al 1762 quando fu deciso di fissare la data di festa il 13 di agosto; soltanto nel 1908, sotto il Vescovo di allora Mons. Raiti, fu deciso di instituire la festa definitivamente, come ai giorni nostri, per il 16 agosto.
Con questo pellegrinaggio, da tempo immemorabile, il popolo trapanese e non, intende il periodo che va dal 1° al 15 agosto, e testimonia l’attaccamento alla tradizionale preparazione della festa, dopo aver celebrato nel mistero della sua assunzione al Cielo in anima e corpo, ora viene invocata come "Gloria Drepanensium et Decor Carmeli".
Questi quindici giorni sono caratterizzati da una intensificazione delle pratiche devozionali verso la beata Vergine, dettate dalle esigenze e dalle disponibilità individuali. C’è così chi si reca ogni giorno al santuario a piedi, o con altri mezzi, chi visita un’altra chiesa, chi resta in casa e recita usuali e particolari preghiere, privatamente o in gruppo. È una preparazione, insolitamente lunga, che è fatta risalire all’indulgenza concessa da papa Gregorio XIII con la Bolla Cum Sicut del 17 febbraio 1579 ai fedeli che: “...in Civitate et Regno Neapolitanis, unus numerus Orationum et Angelicarum salutationum... per quindecim dies mensis Augusti ad honorem et gloriam B. Mariæ de Monte Carmelo à compluribus Christi fidelibus recitari soleat... centum die de injunctis... relaxamus” (Bullarium Carmelitanum... pars secunda, o.c., p. 201).
Da qui l’usanza, invalsa certamente prima del 1579, nelle chiese carmelitane, alla quale per altro si riferisce l’indulgenza, di far precedere la festa dell’Assunta da una preparazione di 15 giorni (da qui l’origine di quindicina). Anche a Trapani, i Carmelitani, diffusero questa pia pratica, scandita da preghiere, prima spontanee e poi successivamente fissate.
Nel tempo, questo lieto ed atteso momento, ha fatto sì che Trapanesi e devoti della Madonna di Trapani che, dall'alba al tramonto, per quindici e più giorni, singolarmente o a piccoli gruppi, vivessero la dimensione del pellegrinaggio.
La storia ricorda fiumi di gente che arrivava presto al santuario (u viaggiu a Maronna), in silenzio o in preghiera, talvolta scalzi e qualche volta in ginocchio, fedeli diretti verso la “casa della loro Castellana”, per incontrare il Signore attraverso la sua Madre, che ancora una volta sorride al cuore umano.
Oggi, rileggendo la storia, fare il pellegrinaggio alla Madonna ("a quinnicina"), è un vivere la Pasqua del Signore, non semplicemente incontrando il sorriso di Maria, ma nella celebrazione dei Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucarestia, quel bisogno quotidiano, espresso anche attraverso le preghiere tradizionali (“li iurnati signaliati”), di incontrare Dio nel proprio cuore, in un intimo dialogo che non cesserà mai nei secoli.